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Leicapassion 2/2006
Gianni
Ansaldi e i ritrattati
di Roberto Piero Ottavi
Genova,
Piazza Colombo, nelle narici profumi a me cari e che d’improvviso
mi riportano indietro agli anni
della mia
adolescenza più bella e certamente meno avara di entusiasmi,
quello del basilico che,
amorevolmente infasciato mazzetto per mazzetto, giunge dal vicino
Mercato Orientale (si chiama così il
novecentesco vociante mercato coperto di Genova), quello della
focaccia lucida appena sfornata, quello del
Pandolce
che viene cotto nel vicino antichissimo laboratorio di Panarello,
quello dell’anice con cui sono
insaporiti
i biscotti del Lagaccio, quello delle spezie colorate che
ammiccano in botteghe troppe volte
ritinteggiate e che, se non fosse per le insegne
anacronisticamente illuminate da serpeggianti tubi al neon,
sono
ancora identiche a quelle nelle quali il Cristoforo cui la piazza
è stata intitolata andava forse a fare le
sue
compere più di cinque secoli or sono per riempire la cambusa.
In un
vociante e profumato Caffè, riparato da quei portici che a Genova
in una giornata di pioggia
permettono
di girare mezza città senza bagnarsi, incontro Gianni Ansaldi,
amico di lunga data, concentrato
di sottile
simpatia sottolineata da due occhi costantemente alla ricerca di
qualche cosa.
Un leggero
rigonfiamento sotto il Woolrich, impreziosito dalla leggiadra
guarnizione di pelo di coyote
adulto ( “gauche
caviar” comme on dit à Paris),
denuncia la presenza della fidata M6 discretamente celata
ma pronta
a colpire come le sue risposte mai scontate.
La tua è
una passione antica, un hobby prezioso o semplicemente un sistema
per guadagnare?
Certamente
non il terzo di quelli che hai citato e a volte me lo chiedo
veramente chi me lo fa fare. Perché
poi la
testa si riempie di facce, ma non in modo semplicemente visivo,
come sfogliando un libro o un sito di
ritratti,
ma ciascuna con dietro capitoli della propria storia che in
qualche modo cerco sempre di
conoscere
e capire durante il “ritrattamento“ e ovviamente anche nei giorni
che lo precedono. Con le
persone
(che definirò “ritrattati” per meglio capirci) che già conoscevo è
forse più difficile, perché c'è il
rischio
che l'incontro diventi una “semplice” seduta fotografica, che il
discorso verta solo su quella
facendo
spuntare il pericolo della “posa”.
Leicapassion 2-2006 pag.32
Con chi
invece conosco nel momento stesso dello scatto paradossalmente è
più semplice, perché viene
spontaneo
parlare di altri argomenti, solitamente da che cosa è scaturito il
nostro incontro, spesso degli
amici in
comune e lo scatto diventa più facilmente “dialogico”, che poi è
ciò che cerco.
Rossi
DeAndrè
Leicapassion 2-2006 pag.33
Baccini
Non
conosco a fondo le tue inclinazioni ma di sicuro conosco quella
delle tue foto…
Voglio che
lo stesso scatto altro non sia che un'interpunzione di un discorso
ininterrotto ed è il motivo del
perché i
miei scatti sono solitamente “inclinati”, è una necessità portata
dal fluire del dialogo.
Spesso
trova giustificazione in una precisa ricerca grafica, più sovente
è solo un'onda, ascendente o
discendente, nel mare della conversazione, un respiro di un'affabulazione
o una pausa respiratoria, un
bacio di
riconoscenza dato all'istante che pare il più azzeccato e ha avuto
la gentilezza di farsi cogliere, e
un bacio
lo si dà inclinando il volto.
E non sono
quasi mai ritrattati “semplici”. Dal punto di vista “umano”
intendo, al di là che siano
personaggi
più o meno noti. Il lavoro stesso, da come è nato, ha fatto sì che
ricercassi persone con una
umanità
densa, al di là che questa gli abbia portato un riconoscimento
pubblico, una notorietà da “addetti
ai lavori”
o solo un posto per pochi in un ambito culturale “underground”.
Ma Genova
non è una città facile, lasciamelo dire, e i genovesi e i liguri
lo sono ancor meno…
La ricerca
di volti, iniziata con la finalità di “fissare” un momento
particolarmento denso nella vita
culturale
“non ufficiale” della mia città, si è, per forza di cose ed anche
per questo, allargata a volti della
cultura
più noti (Edoardo Sanguineti per citarne uno), a persone dello
spettacolo (Enrique Balbontin,
Carla
Signoris, ecc) a liguri “della diaspora” (Cristiano de André,
Pietro Cheli) o addirittura non liguri
(come
Fabio de Luigi, Alberto Abuzzese) fino ad arrivare a non liguri e
forse un po' “fuori” dell'ambiente
culturale... (mi viene in mente Elisabetta Canalis).
Ma il tipo
di approccio resta sempre assolutamente lo stesso. E non mi spiace
pensare (fantasticare) che
fosse lo
stesso utilizzato da Cartier-Bresson durante i suoi di “ritrattamenti”,
in punta di piedi, o meglio di
respiro
(avete presente l'eccezionale scatto ai coniugi Curie, effettuato
addirittura sulla porta di casa,
appena
aperta la porta...).
Potrebbe
sembrare scontato o falsamente reverenziale ma perché Leica e non
un’altra?
E'
difficile immaginare di poter fare questo tipo di scatti con una
macchina differente da una leica M. Non
solo per
gli ovvi motivi di silenziosità, discrezione, affidabilità e
possibilità di utilizzare tempi lenti ma
anche
perché si è creata con la macchina una tale complicità, data dalla
storia che si porta dietro, che è
per me
irrinunciabile.
Leicapassion 2-2006 pag.34
I fantasmi
dei fotografi che evoca mi stimolano a ogni scatto alla
concentrazione necessaria.
Sembra
essere quasi l’argomento del “dialogare” con i miei ritrattati.
Il suo
“click, come appunto dicevo prima, un'interpunzione del discorso,
con la mia Leica che anche lei ha
qualcosa
da dire, da aggiungere al colloquio. E, spero, nel momento giusto.
Sanguineti
Quali
ottiche monti davanti alla tua rievocatrice di fantasmi?
La
distanza “dialogica” rende necessario l'utilizzo di ottiche tra il
35 e il 50, passando attraverso l'ottimo,
e secondo
me sottostimato, Summicron 40c. Non credo di essere mai salito a
un diaframma superiore a f/2.
Praticamente il primo gesto che compio con la macchina è girare la
ghiera dei diaframmi alla sua
estremità
più aperta finché non si arresta, mi piace che lo sfondo ci sia ma
sfumato, percettibile ma solo in
quanto
evocato, “bokehato”, per usare un neologismo che mi piace tanto.
Ma poi
alla fine di tutte queste radiografie, perché tali sono più che
fotografie, che cosa ne fai?
E’ vero,
le mie fotografie sovente vanno oltre l’immagine nella ricerca di
guardare dentro ai miei ritrattati.
Non so
risponderti con certezza perché mi sento un po’ come un bambino
che raccoglie su una spiaggia i
sassolini
che più lo attraggono e se li mette in tasca. Ne ho le tasche
piene, di sassolini intendo, e forse li
metterò in
ordine un giorno, oppure no, dipende, vedrò.
Per ora mi
basta la soddisfazione di averli raccolti prima che qualcun altro
lo faccia al posto mio e intanto
ho finito
di scegliere i ritrattati da pubblicare su di un mio libro che
uscirà a novembre di quest'anno.
I minuti
passano impietosi del mio desiderio di prolungare l’incontro e nel
frattempo la M6 di Gianni
contiene
una trentina di immagini latenti tra gli alogenuri d’argento della
400 asa che normalmente utilizza.
Non ce ne
sarà certamente neppure una rispettosa di quella orizzontalità che
invece a me piace così tanto
ma
sicuramente saranno tutte molto rispettose di molte altre cose più
importanti, il rapporto umano e la
coscienza
della terribile invasività del mezzo, se male usato, in primo
luogo.
Faccio
parte anch’io dello stuolo dei ritrattati di Gianni Ansaldi,
eppure mi pareva di aver soltanto
chiacchierato del più e del meno davanti ad un caffè in una rigida
giornata di tardo inverno genovese.
Roberto
Piero Ottavi
Leicapassion 2-2006
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la Repubblica-Il Lavoro 27/12/2005
Cento ritratti di intellettuali. la cultura è in bianco e nero
Il
titolo ufficiale è "portraits", ritratti. Il titolo ufficioso,
mutuato da un epiteto anni '70, è "Intellettuali di merda": una
delle ultime provocazioni diGianni Ansaldi, classe 1959, attore e
fotografo genovese. E' un viaggio per immagini tra gli
intellettuali (e dintorni) della città, tra chi si occupa di
cultura e spettacolo, un work in progress iniziato a gennaio 2005,
in costante aggiornamento sul sito internet
www.ansaldi.it nella sezione
dedicata ai ritratti. Una mostra virtuale (per ora) articolata in
108 fotografie già pubblicate, tutte in bianco e nero. Queste
rispecchiano l'idea della provocazione, del gioco: le inquadrature
non sono mai convenzionali, con tagli obliqui, contrasti di luci e
ombre, prospettive inconsuete, primi piani alternati a campi
lunghi, con diagonali e punti di fuga ad esaltare la centralità
dei soggetti. E' così che gli intellettuali sono colti sul luogo
di lavoro, nelle pause per un caffè o una sigaretta, con scatti
quasi rubati nelle situazioni quotidiane, alternati ad immagini in
posa. Troviamo il volto anziano dell'artista Emanuele Luzzati e il
profilo del poeta Edoardo Sanguineti, il cantautore Cristiano De
André seduto in un vicolo e il maestro liutaio Andrea Giordano, in
posa con un suo strumento. Troviamo un autoritratto dell'autore
con i bigodini in testa, il sorriso dello scrittore Giampiero
Orselli al tavolino di un bar e il giornalista di Repubblica
Stefano Bigazzi mentre si tira in alto i folti capelli bianchi. Il
tutto seguendo la citazione del maestro Cartier-Bresson, secondo
il quale non bisogna tradurre l'espressione di un viso ma la
vibrazione dell'anima. (luca re) |
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EXIBART - 28 Ottobre 2003
Gianni Ansaldi - Sorrise l’attaccapanni, infame, sugli aranci
Genova, Libreria Feltrinelli
Messaggi surreali e coloratissimi. Cartoline dall'assurdo, nate
dalla fantasia irriverente di un attore-pittore con trascorsi dal
cabaret al cinema dei Vanzina. Per comunicare le inquietudini
della contemporaneità. Con una buona dose di ironia… |
lunedì 27 ottobre 2003
Gianni Ansaldi ha una storia curiosa. Per chi ha da poco
superato la trentina, fa parte del mondo dell'adolescenza e forse
della nostalgia: il cinema giovanilistico degli anni Ottanta,Il
tempo delle mele, Sposerò Simon Le Bon, ma soprattutto
Sapore di mare di Carlo Vanzina. Un must del cinema
popolare italiano, dove Ansaldi è il titubante fidanzato di
Isabella Ferrari.
La sua carriera di attore e cabarettista prosegue fino alla scelta
di ritirarsi dalle scene:
oggi si dedica alle arti visive, mantenendo viva un'attenzione
lucida, ironica, partecipe per le suggestioni pop della cultura
mediatica. I miti e i micromiti generazionali, le contraddizioni e
i paradossi della vita contemporanea e la loro rappresentazione
nei mezzi di comunicazione: un'attenzione che ritroviamo nei suoi
lavori più recenti.
Giochi di parole e immagini, tecniche miste (in genere stampe
digitali su pitture acriliche) che scandiscono la realtà, la
sezionano, la riassumono con parole chiave e ne sovvertono gli
schemi: iperrealtà che creano dimensioni assurde, mondi d'ironia
appena oltre la dimensione percepita, forse possibili.
Puntualizzati dalle didascalie scritte su biglietti porti dalla
mano dell'autore, che ricorrono come leitmotiv prepotenti a
ricordarci che esiste un deus ex machina, a proporci una possibile
alternativa e insieme un filo d'Arianna per ritornare al reale.
Surreale e divertente, Ansaldi propone un universo concettuale
riferito al dadaismo di Christian Tzara, interpretato attraverso
la cultura di oggi e i nuovi strumenti.
Interessante anche la collaborazione con lo scrittore Giampiero
Orselli, dalla quale è nato il libro Le parole di Giampiero
Orselli per le fotografie di Gianni Ansaldi, Edito da Libero
di scrivere.
valentina ottone caserta
mostra visitata il 20 ottobre 2003
[exibart]
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IL SECOLO XIX
28/09/2003
Gianni
Ansaldi, cabarettista e pittore ironico.
Torna ad esporre il suo paradossale confronto fra parole e immagini,
Gianni Ansaldi, attore, diplomato alla scuola di recitazione dello
Stabile di Genova, cabarettista, anche, ricco d'humor, le cui opere
pittoriche elaborate al computer su fondi acrilici, evocano, con
aspetti di paesaggio urbano che ricrea una atmosfera, momenti
letterati storici noti e particolarmente significativi (da Cecco
Angiolieri ai dadaisti e ai surrealisti).
Mediante un ironico montaggio verbale-visivo, prodotto da memorie che
definisce più"rigurgiti" che citazioni, Ansaldi, provocando una
spiritosa crasi (fusione di vocali) fra Positivismo e Posativismo,
definisce le immagini di risulta come "effetti" del Posativismo
Dialettico ovvero come "oggetti" in posa, argomentanti, in modo logico
e suasivo, alla ricerca e alla definizione della verità.
(Germano
Beringheli)
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| Il
Posativismo Dialettico di Ansaldi (Mentelocale, 18/09/2003) |
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Sono passati quasi due anni da I tre giorni del Posativismo
Dialettico, l’ultima esposizione genovese di
Gianni Ansaldi
tenutasi presso la Galleria San Lorenzo al Ducale. Da domani,
venerdì 19, con il titolo Sorrise l’attaccapanni,
infame, sugli aranci, le opere dell’artista genovese
ritornano a farsi ammirare a Genova sino al 2 Novembre, presso
la Feltrinelli di via XX Settembre in uno spazio
espositivo situato al piano superiore della libreria.
L’inaugurazione della mostra avrà luogo alle ore 18,
con la partecipazione dello scrittore Paolo Lingua e va
ad inserirsi in un percorso espositivo che ha visto l’opera
dell’autore presente alla Galleria Studiologos di Roma
e nella Galleria Blachaert di Milano. Prima di essere
legato al movimento artistico del Posativismo Dialettico,
di cui è il fondatore, il nome di Gianni Ansaldi è stato
sempre abbinato al suo ruolo di maggior successo: quello di
fidanzato di Isabella Ferrari nei film Sapore di Mare
di Carlo Vanzina e Sapore di mare un anno dopo
di Bruno Contini. Ansaldi nasce, infatti, come attore:
un diploma alla scuola di recitazione del
Teatro Stabile di Genova, apparizioni alla televisione e
il lavoro come cabarettista al Derby di Milano
rappresentano le parti più significative del suo curriculum
artistico, prima della decisione di ritirarsi dalle scene per
ripresentarsi poi anni dopo in questa nuova veste.
Le sue fotografie ed i suoi acrilici in mostra a Genova, sono
caratterizzati dal rapporto immagine-parola scritta. La parola
come elemento visivo tangibile, permanente, che va a
sovrapporsi alla visione di un mondo bloccato in un attimo
della sua continua evoluzione e lo rende nuovo, misterioso. In
grado di nascondere un segreto che solo una serie di rimandi
culturali possono aiutare a rivelare, tracciando una
percorribilità senza destinazione. La distanza spaziale non
esiste, ogni posto è contiguo ad un altro, prossimo.
L’importante è il ritaglio di pertinenza, quell’angolo visivo
scelto dall’autore come peculiare. L’artista c’è, è presente.
Fa suo il mondo ponendosi all’interno dell’immagine con la sua
calligrafia, con la presenza della sua mano a sorreggere un
bigliettino, unico accenno di umanità “viva” in un dominio di
oggetti e architetture.
I riferimenti alle avanguardie artistiche del ‘900 sono lì,
davanti agli occhi di tutti. Con un riguardo particolare
rivolto al dadaismo di Christian Tzara, tentando in qualche
modo di aggiornarlo, contaminandolo con l’idea moderna dei
collegamenti virtuali e della multimedialità. Dopo la
prolifica collaborazione con lo scrittore
Giampiero Orselli, di cui è testimone il bel libro Le
parole di Giampiero Orselli per le fotografie di Gianni
Ansaldi (Libero di scrivere edizioni), il percorso di
Ansaldi si dimostra ancora in piena evoluzione, in corsa verso
qualche parte. Qualunque sia la sua destinazione a noi non
resta che goderci le tappe del viaggio.
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stefano.baschiera |
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(da Glamour di Febbraio 2003)
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da www.turistipercaso.org
- 27 novembre 2002
di Michele
Ferrero
Non so se “Bugo è uno di noi”, ma Gianni Ansaldi lo è sicuramente. Impegnato Mercoledì sera contro Massimo Ciavarro nel secondo episodio di “Sapore di mare“, Giovedì, come segnalato, si segnala come autentico interprete ad honorem di turistipercaso. No, non voglio promozionare un personaggio che, peraltro, non ha bisogno della mia benevola critica, ma voglio solo
spiegare alla crew che l’attore genovese, ne l suo ultimo lavoro, “Le Parole di Giampiero Orselli per le fotografie di Gianni Ansaldi”, ricalca in pieno la nostra filosofia. Innanzitutto scatti dal mondo, Spagna, Svizzera, Parigi, New York (“si addormentò in un cinema di Salita San Matteo e si risvegliò nella quinta strada di New York”), un circuito, per caso, in cui l’artista, come l’archivista, non immortala ciò che c’è, ma ciò che vede, fornendo una didascalia in diretta, ancora più per caso, coadiuvato dal simpatico Orselli. Lo slide show prosegue in una performance che calamita gli intervenuti, un’arguta sequenza di image+words strettamente imparentata con la metodologia delle nostre schede di viaggio. Ansaldi utilizza il mouse come estensione del suo schema mentale archivistico, il monitor come finestrino di un treno ad alta velocità, schermate che catalizzano l’attenzione degli astanti e incuriosiscono anche il sottoscritto il quale, come ben sapete, è restio ad ammettere che qualcosa funzioni.
E l’ex fidanza virtuale di Virna Lisi, sempre pronto ad elargire la giusta battuta, alla fine della sua presentazione, mi dice: Allora hai resistito?, sottinteso, ma non ti sei ancora rotto i coglioni? Beh, concedetemelo, quest’uomo è un grande.
I |
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IL SECOLO XIX - 01/12/2001
Ancora
una volta il rapporto imamgine-parola privilegia, con le sue reciprocità
di senso, l'articolarsi di una sorta di sceno-pittura che richiede al
destinatario, com'è nel caso delle opere di Gianni Ansaldi esposte alla
Galleria San Lorenzo nell'atrio di Palazzo Ducale, una collaborazione
particolare: quella della partecipazione cosciente alla "carrellata
vertiginosa di evocazioni culturali". Pur essendo le proposte della
Poesia Visiva e, in generale, le esperienze condotte fra immagini e parole
sui più avanzati canali comunicativi datate attorno agli anni '60/'80, le
invenzioni poetiche e fotografiche di Ansaldi rivelano, nell'attuale coro
assordante dell'informazione mass-mediatica, un modo inedito di
significazione metaforica e simbolica, attestandosi esse in uno spazio che
aggiunge, alle connotazioni tradizionali, un territorio espressivo nuovo,
tutto da esplorare, anche perché introduce, fra le componenti figurali e
quelle verbali, la consistenza materiale della rivelazione surreale.
(Germano
Beringheli)
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la Repubblica-Il Lavoro 24/11/2001
BIGLIETTI
SIGNIFICATIVI TRA LE MANI DI ANSALDI
di Stefano
Bigazzi
Prorogata alla
Galleria San Lorenzo - Porticato Minore, Palazzo Ducale, la personale di
Gianni Ansaldi "POSATIVISMO DIALETTICO". Fotografie e testo, in
assoluta solitudine (sono nei locali della galleria altre opere di Ansaldi,
con poesie di Orselli), stavolta.
Un
originale campionario di evocazioni, che incontrano ampio spettro della
letteratura, da Cecco Angiolieri a Tristan Tzara, in un ordinato
guazzabuglio di immagini e parole.
Mani che sullo
sfondo di scorci di città sorreggono biglietti, appunti, citazioni: non
si vede anima viva, organismo vivente sono le dita, in bianco e nero,
contro il colore del paesaggio urbano, il silenzio. Qui discorrono gli
aforismi dell'autore ermetici, per lo più: ne sfuggono i significati,
emergono nel testo di ciascuna opera in tanto di personaggi e
riferimenti ciascuna opera offre comunque squarci in cui organizzare
la lettura: nella poesia in duplice piano, un gioco di memoria,
suggestione, che Ansaldi propone, senza disporre: allo spettatore la
libertà di giocare. Sino al 28 Novembre, dal martedì al sabato, ore
10-19.30. Ingresso libero.
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la Repubblica-Il Lavoro 26/01/2001
COPPIA
SCATTANTE
In giro per il mondo
a cercare suggestioni
Gianni Ansaldi e Giampiero Orselli, un duo insolito
ma più che geniale, consacrato da una nuova mostra
di STEFANO TETTAMANTI
HANNO un marchio che Dolce&Gabbana neanche si sognano (non a caso lo
hanno commissionato a Roberta Lagustena, grafica di talento e cultura
assoluti).
Possiedono il sito internet d’ordinanza (www.ansaldi.it)
attraverso il quale fanno ecommerce delle loro opere, da bravi
imprenditori di se stessi.Per definire con precisione la natura del loro lavoro si può ricorrere
direttamente alla ragione sociale che si legge nel logo della ditta: «le
parole di giampiero orselli per le fotografie di gianni ansaldi», tutto
minuscolo che è più elegante.
Le loro biografie sembrano preparate da un consumato press agent, ma loro
giurano che sono vere. In breve: Gianni Ansaldi, 42 anni, diplomato alla
scuola di recitazione dello Stabile di Genova di Marco Sciaccaluga, dopo
anni di nobile gavetta teatrale, conosce un successo travolgente grazie
alla memorabile (senza scherzi, dopo quasi vent’anni se la ricordano
ancora in molti) interpretazione del fidanzato di Isabella Ferrari in «Sapore
di mare» di Carlo Vanzina e «Sapore di mare un anno dopo» di Bruno
Cortini. 
Cabarettista al Derby di Milano e alla televisione («Popcorn»
su Canale 5), quando è all’apice del successo improvvisamente Ansaldi
si ritira a vita privata e ne riemerge una ventina d’anni dopo, con a
tracolla una macchina fotografica e sottobraccio Giampiero Orselli. II
quale (anch’egli genovese e solo di pochi mesi più giovane del sodale)
dopo aver praticato ogni genere di scrittura (commedie, canzoni, testi di
cabaret, guide turistiche e musicali, limerick, diari scolastici — il
celeberrimo «Sottobanco» è opera sua — fumetti, cataloghi d’arte,
sceneggiature, programmi televisivi), approda al romanzo e pubblica due
libri di ispirazione beatlesiana, «Helter Skelter. II primo romanzo a
quadretti» (Italpapers, 1998) e «Quando ero un Beatles. La vera storia
di Pete Best, il primo batterista dei Beatles». Nel frattempo ha
cominciato a tener allenata la fantasia sulle immagini scattate
dall’amico Ansaldi.
Nonostante qualche veniale indulgenza alle esigenze della comunicazione e
del marketing, Gianni Ansaldi e Giampiero Orselli sono la coppia di
artisti genovesi più interessante e originale degli ultimi anni. A voler
banalizzare, come i militi della Benemerita delle barzellette, uno
(Ansaldi) sa leggere/guardare e l’altro (Orselli) sa descrivere. Dai
rispettivi talenti scaturiscono immagini fotografiche che Ansaldi, armato
di rara sensibilità e ironia, scatta in giro per il mondo e poi consegna
a Orselli perché l’amico vi scovi un senso fantastico, un sogno,
un’avventura, un piccolo segreto, e li sveli attraverso il racconto
della parola scritta. Il risultato finale è un’opera nuova di autonomo
senso compiuto che non si sa se definire fotostoria o prosa visiva. Fatto
sta che le fotografie di Ansaldi e i raccontibonsai di Orselli, uniti
inscindibilmente fra loro ma allo stesso tempo capaci di rimbalzarsi
reciprocamente addosso in un gioco di specchi ed echi che moltiplicano
all’infinito i piani di lettura, trasmettono il profumo, lieve e
persistente, dell’opera d’arte.
Non è difficile trovare nobili ascendenze al lavoro di
Ansaldi&Orselli: sono infiniti i filoni dell’arte novecentesca che
si sono interrogati sul rapporto tra parola e immagine e che hanno scelto
come terreno di operazioni quello al confine tra arti visive e letteratura
(per limitarsi all’ambito genovese si possono almeno ricordare le
esperienze di Ugo Carrega e Martino Oberto i quali nel 1965 avviarono le
pubblicazioni di «Tool», quaderni di scrittura simbiotica che indagavano
le sovrapposizioni fra segni linguistici diversi). Ma forse, e non sembri
una diminuzione, la parentela più convincente per il lavoro di
Ansaldi&Orselli la si trova in qualche campagna pubblicitaria in cui
la dialettica immaginetesto trova sintesi particolarmente felici. E questo
anche se le parole di Orselli evitano con eleganza la tentazione del
copywriting e il bianco e nero di Ansaldi difende un’idea di poetica
sobria fino alla ruvidezza, quasi antitetica rispetto alle patinature di
certa pubblicità.
Dopo la mostra d’esordio «Un immenso pescecane andato a male»,
meritevolmente organizzata nel 1999 nei saloni di Palazzo Spinola dalla
Provincia di Genova, e altre esposizioni in ambito regionale, e ormai in
procinto di approdare alla prestigiosa Galleria Blanchaert di Milano, le
opere del duo Ansaldi&Orselli sono oggi visibili presso la Galleria
San Lorenzo al Ducale.
Sotto il benevolente sguardo di Roberto Licata è possibile conoscere i
luoghi fisici in cui si esercitano l’occhio di Ansaldi e il talento
affabulatorio di Orselli: il centro storico genovese e la Parigi
pennacchiana, Manhattan e Brooklin e molti altri mondi (Milano,
Barcellona, Firenze, Lugano). In aggiunta agli originari «multipli su
Fabriano», ciascuno tirato in 39 copie, oggi vengono declinati anche
nelle versioni «cahiersflaneurs», cioè quaderni a quadretti dai bordi
rossi aperti su una pagina in cui appaiono, affiancati e debitamente
autenticati dai due artisti, fotografia e testo, o «verresflaneurs»,
dove la foto è inscatolata in una profonda cornice e sul vetro è
impresso, a caratteri tipografici e in colori brillanti, il testo,
entrambi riprodotti ciascuno in 13 esemplari numerati.
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IL
PONENTINO – Febbraio 2000
Al
Centro Universitario del Ponente
mostra
di immagini e... parole
Ancora un successo nell’azione del Centro
Universitario del Ponente per il rilancio di Pegli: essere riusciti a
portare la mostra “Le parole di Giampiero Orselli per le immagini di
Gianni Ansaldi” nei locali del Centro Culturale Pegliese a fine gennaio,
col patrocinio della Provincia di Genova.
Una mostra veramente speciale: uno scrittore e
un fotografo, entrambi valenti nel loro campo, si incontrano e abbinando
immagini e parole, danno origine a un percorso di incontri, realizzato
fissando la quotidianità vissuta nella periferie metropolitane di Parigi
e New York. Il visitatore, già osservando le prime opere, è catturato
dalla magia di questo viaggio nelle situazioni esistenziali d’esseri e
cose, fissate per sempre con l’inquadratura della camera e descritte in
maniera che va oltre il senso stesso dell’immagine, svelando sensazioni
impensate, a volte già vissute, ma mai così focalizzate. E il
visitatore, preso dalla lettura dell’immagine e dalla visione delle
parole, completa il percorso con la percezione d’essere stato partecipe
di una vicenda, o storia, o avventura fatta di sensazione e
immedesimazione.
Si, una mostra oltre gli schemi, veramente
insolita e piacevole! Bravi gli autori, bravi i soci del C.U.P. per
avercela proposta! |
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la Repubblica-Il Lavoro
31/01/2000
Foto
più parole per la vita quotidiana
di Elisa Picchio
E' stata inaugurata venerdì
scorso e proseguirà fino al 5 febbraio la mostra fotografica di Gianni
Ansaldi, al Centro Culturale Pegliese in via Lungomare 24. Le splendide
foto in bianco e nero di Ansaldi sono accompagnate dalle didascalie di
Giampiero Orselli, così dall'incontro del fotografo con lo scrittore è
nata una delle mostre più insolite della Provincia di Genova in
collaborazione con il Centro Universitario del Ponente.
Le foto raffigurano spaccati di
vita che quotidianamente incontriamo, scene urbane che possono essere di
Genova come di Parigi, metropolitane e treni, scale e strade, ma al centro
di tutto l'uomo.
Le didascalie sono al limite
tra la battuta e la riflessione, spesso sono quello che, secondo lo
scrittore, passa per la testa delle persone immortalate dalla macchine
fotografica, sono commenti romanzati di un'immagine, sono poesia. Questa
unione di immagini e parole nasce dall'esigenza di andare contro una
comune abitudine, quella di camminare senza vedere né sentire. Qui il
guardare e il leggere sono un tutt'uno, non si sa cosa fare prima. La
didascalia che da il nome alla mostra è scritta sotto la foto di due
donne sudamericane, sedute su una scala a guardare in strada. |
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IL
SECOLO XIX - 28 gennaio 2000
Quando
le immagini di Ansaldi
incontrano
le parole di Orselli

Genova
- Le immagini di Gianni Ansaldi imprigionano con l’occhio attento e a
volte scanzonato del fotografo uno spaccato del mondo. Accostate alle
parole di Giampiero Orselli riempiono quello spaccato, lo animano, lo
rendono unico. Nasce così la mostra “Un immenso pescecane andato a
male”, dal sottotitolo “Le parole di Giampiero Orselli per le
fotografie di Gianni Ansaldi”, invitante percorso a ostacoli tra i
“clic” rubati dall’obbiettivo del fotografo in tutto il mondo e la
parole rubate al mondo e a quelle immagini dallo scrittore. Un itinerario
che non poteva non toccare Genova. E la foto in alto, scattata in via
Gramsci, recita così nella rilettura di Orselli: “Il riflesso del sole
su quella schiena nuda mia abbagliò per una frazione di secondo. Il tempo
di andare a finire contro il camion della spazzatura” (dal verbale delle
assicurazioni). La mostra, promossa dal Centro Universitario del Ponente,
verrà inaugurata oggi alle 17.30 al Centro Culturale Pegliese, (lungomare
di Pegli 24) e resterà aperta domani e domenica. L’esposizione osserverà
il seguente orario: dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 20.
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LA
STAMPA - giovedì 13 maggio 1999
Genova
immenso pescecane
Orselli
e Ansaldi: parole e foto
per
raccontare una città diversa
Genova - I destini e le diverse culture di una
città e della provincia dentro un viaggio che fa, disfa, sovrappone e
unisce immagini e tante storie diverse. La città di cui si parla è
proprio Genova, il viaggio è quello compiuto da Gianni Ansaldi,
professionista genovese, fotografo (bravissimo) quasi per caso con tante
esperienze artistiche alle spalle (ha lavorato, fra l’altro con lo
Stabile di Genova e interpretato diversi film dei Vanzina, nella fortunata
serie “Sapore di mare” e da Giampiero Orselli, scrittore di thriller,
fumetti, commedie, canzoni e quant’altro. Ansaldi e Orselli, alla fine
del loro viaggio, hanno raccolto le loro cose migliori e hanno dato vita
alla curiosa mostra fotografica “Un immenso pescecane andato a male”
che sarà ospitata fino a sabato 22 maggio, nel loggiato di Palazzo Doria
Spinola, in Largo Eros Lanfranco, sede della Prefettura e del Consiglio
provinciale.Una mostra giocata fra realtà e fantasia, con fotogrammi e
testi intriganti che hanno convinto l’assessore alla Cultura della
Provincia, Gabriella Ayraldi a sceglierla per inaugurare il progetto
“Descrivere il mondo”, dedicato a un genovesato che nei secoli si è
sempre caratterizzato come una regione di transito di importanti fenomeni
migratori.
Ogni istantanea, rigorosamente in bianco e
nero, dai gatti di Brooklin che guardano quelli di Genova, dall’Empire
State Building alla Belleville di Pennac, invita i visitatori a vivere un
sogno a occhi bene aperti, davanti alle splendide fotografie esposte e a
quelle che abbiamo in testa. La mostra “Un immenso pescecane andato a
male” è aperta sino al 22 maggio, dal lunedì al venerdì tra le 9 e le
18.30, al sabato dalle 9 alle 13. L’ingresso alla mostra è libero.
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APPUNTAMENTO
A GENOVA - Maggio 1999
Un
immenso pescecane andato a male
Dal
10 al 22 Maggio a Genova a Palazzo Doria Spinola, loggiato inferiore
di
Marzio Angiolani
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Due
amici, forse vecchi amici, viaggiano, assieme. Uno macina chilometri
saltando sugli aerei, vede palazzi e città, mondi e culture, ma
soprattutto persone. Strade e persone. Viaggia sempre con una macchina
fotografica davanti all’occhio. E torna a casa con le valigie cariche di
fogli silenziosi in bianco e nero. Così, senza colori e senza parole.
L’altro
amico, sicuramente vecchio amico, viaggia stando seduto alla scrivania
della sua casa nei vicoli. Una di quelle case di Genova che nascono senza
una strada sotto, chiuse al mondo, senza neppure il citofono. Lui sta
seduto a fissare quelle foto mute in bianco e nero e lì inizia a
viaggiare e pensa ad ogni immagine come a un fotogramma di un film che non
verrà mai raccontato né girato.
Nasce
così la mostra Un immenso pescecane andato a male
, dal sottotitolo Le parole di Giampiero Orselli per le fotografie
di Gianni Ansaldi, interessante percorso ad ostacoli
tra le immagini rubate dall’occhio del fotografo in tutto il mondo
e le parole rubate al mondo e a quelle immagini dallo scrittore. E allora
è divertente inseguire i due amici e scoprire che Gianni Ansaldi,
dal nome forse non a tutti noto, ha un breve passato da attore
cinematografico, in anni non lontani, di commedie balneari in cui lui,
genovese e fragile in mezzo a romani corpi statuari, interpretava l’invidiatissimo
fidanzato di Isabella Ferrari e spasimante di Virna Lisi in Sapore di
mare.
Giampiero
Orselli, invece, è l’autore di uno dei testi più venduti delle
ultime stagioni anche se, destino comune ai due vecchi amici, nessuno
probabilmente ne ha mai sentito parlare. Orselli, infatti, scrive i testi
per Sottobanco, una delle agende-libro più vendute in Italia. Ma a
onor del vero è anche autore di un libro vero e proprio, dal titolo Helter
Skelter , edito da ItalPapers e disponibile nelle maggiori librerie.
Due
personaggi strambi, quindi, viaggiatori surreali ma attentissimi che
fissano il mondo con parole o immagini, con colore o con luce, viaggiando
o non viaggiando.
P.S.
(ad uso del lettore)
Due
donne sedute su vecchi gradini. Alle spalle un muro cadente ed una
ringhiera arrugginita. Hanno entrambe tratti meridionali e vestiti
leggeri, forse sono sudamericane. Probabilmente sono madre e figlia e
probabilmente quelle sono favelas. Ma questo la foto di Ansaldi non lo
dice, fa vedere solo le due donne, sguardo severo verso la telecamera. A
fianco la didascalia di Orselli:
"...stavano
lì sedute a guardare
il
mondo fuori che somigliava sempre più
a
un immenso pescecane andato a male."
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IL
SECOLO XIX -
9 maggio 1999
“Un
immenso pescecane” a Palazzo Spinola
Genova
- “Un immenso pescecane andato a male” è il titolo della mostra di
fotografie in bianco e nero che si inaugura domani alle 17.30 nell’atrio
di Palazzo Doria Spinola, in largo Lanfranco, che rientra nel progetto
“Descrivere il mondo”, ideato dall’assessorato alla cultura della
Provincia, è una combinazione di realtà e fantasia.
La
realtà nasce da una serie di fotografie in bianco e nero che Gianni
Ansaldi ha scattato a Genova e nel mondo (l’immenso pescecane andato a
male), mentre la fantasia deriva dalle narrative che esse suscitano e che
hanno dato vita alle didascalie di Giampiero Orselli. Durante
l’inaugurazione, alla quale interverrà l’assessore alla cultura
Gabriella Airaldi, è prevista l’esibizione di Riccardo Zegna al
pianoforte e del cantautore Max Manfredi. La mostra resterà aperta sino
al 22 maggio, dal lunedì al venerdì tra le 9 e le 18.30, al sabato dalle
9 alle 13. Gianni Ansaldi, genovese, attore e comico, ha sempre coltivato
la passione della fotografia e con le sue immagini ha allestito diverse
mostre itineranti. Giampiero Orselli, genovese anch’egli, laureato in
lettere e giornalismo, ha lavorato per Rai e Mediaset, è autore di
commedie, canzoni, romanzi e sceneggiature cinematografiche. |
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