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daniele miggino per mentelocale.it intervista gianni ansaldi: clicca qui

 

Leicapassion 2/2006

Gianni Ansaldi e i ritrattati di Roberto Piero Ottavi

Genova, Piazza Colombo, nelle narici profumi a me cari e che d’improvviso mi riportano indietro agli anni

della mia adolescenza più bella e certamente meno avara di entusiasmi, quello del basilico che,

amorevolmente infasciato mazzetto per mazzetto, giunge dal vicino Mercato Orientale (si chiama così il

novecentesco vociante mercato coperto di Genova), quello della focaccia lucida appena sfornata, quello del

Pandolce che viene cotto nel vicino antichissimo laboratorio di Panarello, quello dell’anice con cui sono

insaporiti i biscotti del Lagaccio, quello delle spezie colorate che ammiccano in botteghe troppe volte

ritinteggiate e che, se non fosse per le insegne anacronisticamente illuminate da serpeggianti tubi al neon,

sono ancora identiche a quelle nelle quali il Cristoforo cui la piazza è stata intitolata andava forse a fare le

sue compere più di cinque secoli or sono per riempire la cambusa.

In un vociante e profumato Caffè, riparato da quei portici che a Genova in una giornata di pioggia

permettono di girare mezza città senza bagnarsi, incontro Gianni Ansaldi, amico di lunga data, concentrato

di sottile simpatia sottolineata da due occhi costantemente alla ricerca di qualche cosa.

Un leggero rigonfiamento sotto il Woolrich, impreziosito dalla leggiadra guarnizione di pelo di coyote

adulto (“gauche caviar” comme on dit à Paris), denuncia la presenza della fidata M6 discretamente celata

ma pronta a colpire come le sue risposte mai scontate.

La tua è una passione antica, un hobby prezioso o semplicemente un sistema per guadagnare?

Certamente non il terzo di quelli che hai citato e a volte me lo chiedo veramente chi me lo fa fare. Perché

poi la testa si riempie di facce, ma non in modo semplicemente visivo, come sfogliando un libro o un sito di

ritratti, ma ciascuna con dietro capitoli della propria storia che in qualche modo cerco sempre di

conoscere e capire durante il “ritrattamento“ e ovviamente anche nei giorni che lo precedono. Con le

persone (che definirò “ritrattati” per meglio capirci) che già conoscevo è forse più difficile, perché c'è il

rischio che l'incontro diventi una “semplice” seduta fotografica, che il discorso verta solo su quella

facendo spuntare il pericolo della “posa”.

Leicapassion 2-2006 pag.32

Con chi invece conosco nel momento stesso dello scatto paradossalmente è più semplice, perché viene

spontaneo parlare di altri argomenti, solitamente da che cosa è scaturito il nostro incontro, spesso degli

amici in comune e lo scatto diventa più facilmente “dialogico”, che poi è ciò che cerco.

Rossi

DeAndrè

Leicapassion 2-2006 pag.33

Baccini

Non conosco a fondo le tue inclinazioni ma di sicuro conosco quella delle tue foto…

Voglio che lo stesso scatto altro non sia che un'interpunzione di un discorso ininterrotto ed è il motivo del

perché i miei scatti sono solitamente “inclinati”, è una necessità portata dal fluire del dialogo.

Spesso trova giustificazione in una precisa ricerca grafica, più sovente è solo un'onda, ascendente o

discendente, nel mare della conversazione, un respiro di un'affabulazione o una pausa respiratoria, un

bacio di riconoscenza dato all'istante che pare il più azzeccato e ha avuto la gentilezza di farsi cogliere, e

un bacio lo si dà inclinando il volto.

E non sono quasi mai ritrattati “semplici”. Dal punto di vista “umano” intendo, al di là che siano

personaggi più o meno noti. Il lavoro stesso, da come è nato, ha fatto sì che ricercassi persone con una

umanità densa, al di là che questa gli abbia portato un riconoscimento pubblico, una notorietà da “addetti

ai lavori” o solo un posto per pochi in un ambito culturale “underground”.

Ma Genova non è una città facile, lasciamelo dire, e i genovesi e i liguri lo sono ancor meno…

La ricerca di volti, iniziata con la finalità di “fissare” un momento particolarmento denso nella vita

culturale “non ufficiale” della mia città, si è, per forza di cose ed anche per questo, allargata a volti della

cultura più noti (Edoardo Sanguineti per citarne uno), a persone dello spettacolo (Enrique Balbontin,

Carla Signoris, ecc) a liguri “della diaspora” (Cristiano de André, Pietro Cheli) o addirittura non liguri

(come Fabio de Luigi, Alberto Abuzzese) fino ad arrivare a non liguri e forse un po' “fuori” dell'ambiente

culturale... (mi viene in mente Elisabetta Canalis).

Ma il tipo di approccio resta sempre assolutamente lo stesso. E non mi spiace pensare (fantasticare) che

fosse lo stesso utilizzato da Cartier-Bresson durante i suoi di “ritrattamenti”, in punta di piedi, o meglio di

respiro (avete presente l'eccezionale scatto ai coniugi Curie, effettuato addirittura sulla porta di casa,

appena aperta la porta...).

Potrebbe sembrare scontato o falsamente reverenziale ma perché Leica e non un’altra?

E' difficile immaginare di poter fare questo tipo di scatti con una macchina differente da una leica M. Non

solo per gli ovvi motivi di silenziosità, discrezione, affidabilità e possibilità di utilizzare tempi lenti ma

anche perché si è creata con la macchina una tale complicità, data dalla storia che si porta dietro, che è

per me irrinunciabile.

Leicapassion 2-2006 pag.34

I fantasmi dei fotografi che evoca mi stimolano a ogni scatto alla concentrazione necessaria.

Sembra essere quasi l’argomento del “dialogare” con i miei ritrattati.

Il suo “click, come appunto dicevo prima, un'interpunzione del discorso, con la mia Leica che anche lei ha

qualcosa da dire, da aggiungere al colloquio. E, spero, nel momento giusto.

Sanguineti

Quali ottiche monti davanti alla tua rievocatrice di fantasmi?

La distanza “dialogica” rende necessario l'utilizzo di ottiche tra il 35 e il 50, passando attraverso l'ottimo,

e secondo me sottostimato, Summicron 40c. Non credo di essere mai salito a un diaframma superiore a f/2.

Praticamente il primo gesto che compio con la macchina è girare la ghiera dei diaframmi alla sua

estremità più aperta finché non si arresta, mi piace che lo sfondo ci sia ma sfumato, percettibile ma solo in

quanto evocato, “bokehato”, per usare un neologismo che mi piace tanto.

Ma poi alla fine di tutte queste radiografie, perché tali sono più che fotografie, che cosa ne fai?

E’ vero, le mie fotografie sovente vanno oltre l’immagine nella ricerca di guardare dentro ai miei ritrattati.

Non so risponderti con certezza perché mi sento un po’ come un bambino che raccoglie su una spiaggia i

sassolini che più lo attraggono e se li mette in tasca. Ne ho le tasche piene, di sassolini intendo, e forse li

metterò in ordine un giorno, oppure no, dipende, vedrò.

Per ora mi basta la soddisfazione di averli raccolti prima che qualcun altro lo faccia al posto mio e intanto

ho finito di scegliere i ritrattati da pubblicare su di un mio libro che uscirà a novembre di quest'anno.

I minuti passano impietosi del mio desiderio di prolungare l’incontro e nel frattempo la M6 di Gianni

contiene una trentina di immagini latenti tra gli alogenuri d’argento della 400 asa che normalmente utilizza.

Non ce ne sarà certamente neppure una rispettosa di quella orizzontalità che invece a me piace così tanto

ma sicuramente saranno tutte molto rispettose di molte altre cose più importanti, il rapporto umano e la

coscienza della terribile invasività del mezzo, se male usato, in primo luogo.

Faccio parte anch’io dello stuolo dei ritrattati di Gianni Ansaldi, eppure mi pareva di aver soltanto

chiacchierato del più e del meno davanti ad un caffè in una rigida giornata di tardo inverno genovese.

Roberto Piero Ottavi

Leicapassion 2-2006

 
la Repubblica-Il Lavoro 27/12/2005

 

Cento ritratti di intellettuali. la cultura è in bianco e nero

Il titolo ufficiale è "portraits", ritratti. Il titolo ufficioso, mutuato da un epiteto anni '70, è "Intellettuali di merda": una delle ultime provocazioni diGianni Ansaldi, classe 1959, attore e fotografo genovese. E' un viaggio per immagini tra gli intellettuali (e dintorni) della città, tra chi si occupa di cultura e spettacolo, un work in progress iniziato a gennaio 2005, in costante aggiornamento sul sito internet www.ansaldi.it nella sezione dedicata ai ritratti. Una mostra virtuale (per ora) articolata in 108 fotografie già pubblicate, tutte in bianco e nero. Queste rispecchiano l'idea della provocazione, del gioco: le inquadrature non sono mai convenzionali, con tagli obliqui, contrasti di luci e ombre, prospettive inconsuete, primi piani alternati a campi lunghi, con diagonali e punti di fuga ad esaltare la centralità dei soggetti. E' così che gli intellettuali sono colti sul luogo di lavoro, nelle pause per un caffè o una sigaretta, con scatti quasi rubati nelle situazioni quotidiane, alternati ad immagini in posa. Troviamo il volto anziano dell'artista Emanuele Luzzati e il profilo del poeta Edoardo Sanguineti, il cantautore Cristiano De André seduto in un vicolo e il maestro liutaio Andrea Giordano, in posa con un suo strumento. Troviamo un autoritratto dell'autore con i bigodini in testa, il sorriso dello scrittore Giampiero Orselli al tavolino di un bar e il giornalista di Repubblica Stefano Bigazzi mentre si tira in alto i folti capelli bianchi. Il tutto seguendo la citazione del maestro Cartier-Bresson, secondo il quale non bisogna tradurre l'espressione di un viso ma la vibrazione dell'anima. (luca re)


EXIBART - 28 Ottobre 2003

Gianni Ansaldi - Sorrise l’attaccapanni, infame, sugli aranci
Genova, Libreria Feltrinelli

Messaggi surreali e coloratissimi. Cartoline dall'assurdo, nate dalla fantasia irriverente di un attore-pittore con trascorsi dal cabaret al cinema dei Vanzina. Per comunicare le inquietudini della contemporaneità. Con una buona dose di ironia…

lunedì 27 ottobre 2003
Gianni Ansaldi ha una storia curiosa. Per chi ha da poco superato la trentina, fa parte del mondo dell'adolescenza e forse della nostalgia: il cinema giovanilistico degli anni Ottanta,Il tempo delle mele, Sposerò Simon Le Bon, ma soprattutto Sapore di mare di Carlo Vanzina. Un must del cinema popolare italiano, dove Ansaldi è il titubante fidanzato di Isabella Ferrari.
La sua carriera di attore e cabarettista prosegue fino alla scelta di ritirarsi dalle scene: Gianni Ansaldi_Kiki4_printing-digitale-su-pittura-acrilica oggi si dedica alle arti visive, mantenendo viva un'attenzione lucida, ironica, partecipe per le suggestioni pop della cultura mediatica. I miti e i micromiti generazionali, le contraddizioni e i paradossi della vita contemporanea e la loro rappresentazione nei mezzi di comunicazione: un'attenzione che ritroviamo nei suoi lavori più recenti.
Giochi di parole e immagini, tecniche miste (in genere stampe digitali su pitture acriliche) che scandiscono la realtà, la sezionano, la riassumono con parole chiave e ne sovvertono gli schemi: iperrealtà che creano dimensioni assurde, mondi d'ironia appena oltre la dimensione percepita, forse possibili. Puntualizzati dalle didascalie scritte su biglietti porti dalla mano dell'autore, che ricorrono come leitmotiv prepotenti aGianni Ansaldi_Alaguerre_printing-digitale-su-pittura-acrilica ricordarci che esiste un deus ex machina, a proporci una possibile alternativa e insieme un filo d'Arianna per ritornare al reale. Surreale e divertente, Ansaldi propone un universo concettuale riferito al dadaismo di Christian Tzara, interpretato attraverso la cultura di oggi e i nuovi strumenti.
Interessante anche la collaborazione con lo scrittore Giampiero Orselli, dalla quale è nato il libro Le parole di Giampiero Orselli per le fotografie di Gianni Ansaldi, Edito da Libero di scrivere.


valentina ottone caserta
mostra visitata il 20 ottobre 2003

[exibart]
 

IL SECOLO XIX  28/09/2003

 

Gianni Ansaldi, cabarettista e pittore ironico.
Torna ad esporre il suo paradossale confronto fra parole e immagini, Gianni Ansaldi, attore, diplomato alla scuola di recitazione dello Stabile di Genova, cabarettista, anche, ricco d'humor, le cui opere pittoriche elaborate al computer su fondi acrilici, evocano, con aspetti di paesaggio urbano che ricrea una atmosfera, momenti letterati storici noti e particolarmente significativi (da Cecco Angiolieri ai dadaisti e ai surrealisti).
Mediante un ironico montaggio verbale-visivo, prodotto da memorie che definisce più"rigurgiti" che citazioni, Ansaldi, provocando una spiritosa crasi (fusione di vocali) fra Positivismo e Posativismo, definisce le immagini di risulta come "effetti" del Posativismo Dialettico ovvero come "oggetti" in posa, argomentanti, in modo logico e suasivo, alla ricerca e alla definizione della verità.


(Germano Beringheli)

 

Il Posativismo Dialettico di Ansaldi (Mentelocale, 18/09/2003)
fotografia di Ansaldi
Sono passati quasi due anni da I tre giorni del Posativismo Dialettico, l’ultima esposizione genovese di Gianni Ansaldi tenutasi presso la Galleria San Lorenzo al Ducale. Da domani, venerdì 19, con il titolo Sorrise l’attaccapanni, infame, sugli aranci, le opere dell’artista genovese ritornano a farsi ammirare a Genova sino al 2 Novembre, presso la Feltrinelli di via XX Settembre in uno spazio espositivo situato al piano superiore della libreria.
L’inaugurazione della mostra avrà luogo alle ore 18, con la partecipazione dello scrittore Paolo Lingua e va ad inserirsi in un percorso espositivo che ha visto l’opera dell’autore presente alla Galleria Studiologos di Roma e nella Galleria Blachaert di Milano. Prima di essere legato al movimento artistico del Posativismo Dialettico, di cui è il fondatore, il nome di Gianni Ansaldi è stato sempre abbinato al suo ruolo di maggior successo: quello di fidanzato di Isabella Ferrari nei film Sapore di Mare di Carlo Vanzina e Sapore di mare un anno dopo di Bruno Contini. Ansaldi nasce, infatti, come attore: un diploma alla scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova, apparizioni alla televisione e il lavoro come cabarettista al Derby di Milano rappresentano le parti più significative del suo curriculum artistico, prima della decisione di ritirarsi dalle scene per ripresentarsi poi anni dopo in questa nuova veste.

Le sue fotografie ed i suoi acrilici in mostra a Genova, sono caratterizzati dal rapporto immagine-parola scritta. La parola come elemento visivo tangibile, permanente, che va a sovrapporsi alla visione di un mondo bloccato in un attimo della sua continua evoluzione e lo rende nuovo, misterioso. In grado di nascondere un segreto che solo una serie di rimandi culturali possono aiutare a rivelare, tracciando una percorribilità senza destinazione. La distanza spaziale non esiste, ogni posto è contiguo ad un altro, prossimo. L’importante è il ritaglio di pertinenza, quell’angolo visivo scelto dall’autore come peculiare. L’artista c’è, è presente. Fa suo il mondo ponendosi all’interno dell’immagine con la sua calligrafia, con la presenza della sua mano a sorreggere un bigliettino, unico accenno di umanità “viva” in un dominio di oggetti e architetture.
I riferimenti alle avanguardie artistiche del ‘900 sono lì, davanti agli occhi di tutti. Con un riguardo particolare rivolto al dadaismo di Christian Tzara, tentando in qualche modo di aggiornarlo, contaminandolo con l’idea moderna dei collegamenti virtuali e della multimedialità. Dopo la prolifica collaborazione con lo scrittore Giampiero Orselli, di cui è testimone il bel libro Le parole di Giampiero Orselli per le fotografie di Gianni Ansaldi (Libero di scrivere edizioni), il percorso di Ansaldi si dimostra ancora in piena evoluzione, in corsa verso qualche parte. Qualunque sia la sua destinazione a noi non resta che goderci le tappe del viaggio.
de Ferrari vista da Ansaldi
stefano.baschiera

 

 

                    

                   (da Glamour di Febbraio 2003)

 

 

da www.turistipercaso.org - 27 novembre 2002

di Michele Ferrero

 

Non so se “Bugo è uno di noi”, ma Gianni Ansaldi lo è sicuramente. Impegnato Mercoledì sera contro Massimo Ciavarro nel secondo episodio di “Sapore di mare“, Giovedì, come segnalato, si segnala come autentico interprete ad honorem di turistipercaso. No, non voglio promozionare un personaggio che, peraltro, non ha bisogno della mia benevola critica, ma voglio solo spiegare alla crew che l’attore genovese, nel suo ultimo lavoro, “Le Parole di Giampiero Orselli per le fotografie di Gianni Ansaldi”, ricalca in pieno la nostra filosofia. Innanzitutto scatti dal mondo, Spagna, Svizzera, Parigi, New York (“si addormentò in un cinema di Salita San Matteo e si risvegliò nella quinta strada di New York”), un circuito, per caso, in cui l’artista, come l’archivista, non immortala ciò che c’è, ma ciò che vede, fornendo una didascalia in diretta, ancora più per caso, coadiuvato dal simpatico Orselli. Lo slide show prosegue in una performance che calamita gli intervenuti, un’arguta sequenza di image+words strettamente imparentata con la metodologia delle nostre schede di viaggio. Ansaldi utilizza il mouse come estensione del suo schema mentale archivistico, il monitor come finestrino di un treno ad alta velocità, schermate che catalizzano l’attenzione degli astanti e incuriosiscono anche il sottoscritto il quale, come ben sapete, è restio ad ammettere che qualcosa funzioni. 
E l’ex fidanza virtuale di Virna Lisi, sempre pronto ad elargire la giusta battuta, alla fine della sua presentazione, mi dice: Allora hai resistito?, sottinteso, ma non ti sei ancora rotto i coglioni? Beh, concedetemelo, quest’uomo è un grande.

I

 

IL SECOLO XIX - 01/12/2001

Ancora una volta il rapporto imamgine-parola privilegia, con le sue reciprocità di senso, l'articolarsi di una sorta di sceno-pittura che richiede al destinatario, com'è nel caso delle opere di Gianni Ansaldi esposte alla Galleria San Lorenzo nell'atrio di Palazzo Ducale, una collaborazione particolare: quella della partecipazione cosciente alla "carrellata vertiginosa di evocazioni culturali". Pur essendo le proposte della Poesia Visiva e, in generale, le esperienze condotte fra immagini e parole sui più avanzati canali comunicativi datate attorno agli anni '60/'80, le invenzioni poetiche e fotografiche di Ansaldi rivelano, nell'attuale coro assordante dell'informazione mass-mediatica, un modo inedito di significazione metaforica e simbolica, attestandosi esse in uno spazio che aggiunge, alle connotazioni tradizionali, un territorio espressivo nuovo, tutto da esplorare, anche perché introduce, fra le componenti figurali e quelle verbali, la consistenza materiale della rivelazione surreale.

(Germano Beringheli)

 

la Repubblica-Il Lavoro 24/11/2001

BIGLIETTI SIGNIFICATIVI TRA LE MANI DI ANSALDI

di Stefano Bigazzi

 

Prorogata alla Galleria San Lorenzo - Porticato Minore, Palazzo Ducale, la personale di Gianni Ansaldi "POSATIVISMO DIALETTICO". Fotografie e testo, in assoluta solitudine (sono nei locali della galleria altre opere di Ansaldi, con poesie di Orselli), stavolta.

Un originale campionario di evocazioni, che incontrano ampio spettro della letteratura, da Cecco Angiolieri a Tristan Tzara, in un ordinato guazzabuglio di immagini e parole.

Mani che sullo sfondo di scorci di città sorreggono biglietti, appunti, citazioni: non si vede anima viva, organismo vivente sono le dita, in bianco e nero, contro il colore del paesaggio urbano, il silenzio. Qui discorrono gli aforismi dell'autore ermetici, per lo più: ne sfuggono i significati, emergono nel testo di ciascuna opera in tanto di personaggi e riferimenti ciascuna opera offre comunque squarci in cui organizzare la lettura: nella poesia in duplice piano, un gioco di memoria, suggestione, che Ansaldi propone, senza disporre: allo spettatore la libertà di giocare. Sino al 28 Novembre, dal martedì al sabato, ore 10-19.30. Ingresso libero.

 

la Repubblica-Il Lavoro 26/01/2001

COPPIA SCATTANTE

In giro per il mondo
a cercare suggestioni
Gianni Ansaldi e Giampiero Orselli, un duo insolito
ma più che geniale, consacrato da una nuova mostra

di STEFANO TETTAMANTI


HANNO un marchio che Dolce&Gabbana neanche si sognano (non a caso lo hanno commissionato a Roberta Lagustena, grafica di talento e cultura assoluti). 

Possiedono il sito internet d’ordinanza (www.ansaldi.it) attraverso il quale fanno ecommerce delle loro opere, da bravi imprenditori di se stessi.Per definire con precisione la natura del loro lavoro si può ricorrere direttamente alla ragione sociale che si legge nel logo della ditta: «le parole di giampiero orselli per le fotografie di gianni ansaldi», tutto minuscolo che è più elegante.
Le loro biografie sembrano preparate da un consumato press agent, ma loro giurano che sono vere. In breve: Gianni Ansaldi, 42 anni, diplomato alla scuola di recitazione dello Stabile di Genova di Marco Sciaccaluga, dopo anni di nobile gavetta teatrale, conosce un successo travolgente grazie alla memorabile (senza scherzi, dopo quasi vent’anni se la ricordano ancora in molti) interpretazione del fidanzato di Isabella Ferrari in «Sapore di mare» di Carlo Vanzina e «Sapore di mare un anno dopo» di Bruno Cortini.

Cabarettista al Derby di Milano e alla televisione («Popcorn» su Canale 5), quando è all’apice del successo improvvisamente Ansaldi si ritira a vita privata e ne riemerge una ventina d’anni dopo, con a tracolla una macchina fotografica e sottobraccio Giampiero Orselli. II quale (anch’egli genovese e solo di pochi mesi più giovane del sodale) dopo aver praticato ogni genere di scrittura (commedie, canzoni, testi di cabaret, guide turistiche e musicali, limerick, diari scolastici — il celeberrimo «Sottobanco» è opera sua — fumetti, cataloghi d’arte, sceneggiature, programmi televisivi), approda al romanzo e pubblica due libri di ispirazione beatlesiana, «Helter Skelter. II primo romanzo a quadretti» (Italpapers, 1998) e «Quando ero un Beatles. La vera storia di Pete Best, il primo batterista dei Beatles». Nel frattempo ha cominciato a tener allenata la fantasia sulle immagini scattate dall’amico Ansaldi.
Nonostante qualche veniale indulgenza alle esigenze della comunicazione e del marketing, Gianni Ansaldi e Giampiero Orselli sono la coppia di artisti genovesi più interessante e originale degli ultimi anni. A voler banalizzare, come i militi della Benemerita delle barzellette, uno (Ansaldi) sa leggere/guardare e l’altro (Orselli) sa descrivere. Dai rispettivi talenti scaturiscono immagini fotografiche che Ansaldi, armato di rara sensibilità e ironia, scatta in giro per il mondo e poi consegna a Orselli perché l’amico vi scovi un senso fantastico, un sogno, un’avventura, un piccolo segreto, e li sveli attraverso il racconto della parola scritta. Il risultato finale è un’opera nuova di autonomo senso compiuto che non si sa se definire fotostoria o prosa visiva. Fatto sta che le fotografie di Ansaldi e i raccontibonsai di Orselli, uniti inscindibilmente fra loro ma allo stesso tempo capaci di rimbalzarsi reciprocamente addosso in un gioco di specchi ed echi che moltiplicano all’infinito i piani di lettura, trasmettono il profumo, lieve e persistente, dell’opera d’arte.
Non è difficile trovare nobili ascendenze al lavoro di Ansaldi&Orselli: sono infiniti i filoni dell’arte novecentesca che si sono interrogati sul rapporto tra parola e immagine e che hanno scelto come terreno di operazioni quello al confine tra arti visive e letteratura (per limitarsi all’ambito genovese si possono almeno ricordare le esperienze di Ugo Carrega e Martino Oberto i quali nel 1965 avviarono le pubblicazioni di «Tool», quaderni di scrittura simbiotica che indagavano le sovrapposizioni fra segni linguistici diversi). Ma forse, e non sembri una diminuzione, la parentela più convincente per il lavoro di Ansaldi&Orselli la si trova in qualche campagna pubblicitaria in cui la dialettica immaginetesto trova sintesi particolarmente felici. E questo anche se le parole di Orselli evitano con eleganza la tentazione del copywriting e il bianco e nero di Ansaldi difende un’idea di poetica sobria fino alla ruvidezza, quasi antitetica rispetto alle patinature di certa pubblicità.
Dopo la mostra d’esordio «Un immenso pescecane andato a male», meritevolmente organizzata nel 1999 nei saloni di Palazzo Spinola dalla Provincia di Genova, e altre esposizioni in ambito regionale, e ormai in procinto di approdare alla prestigiosa Galleria Blanchaert di Milano, le opere del duo Ansaldi&Orselli sono oggi visibili presso la Galleria San Lorenzo al Ducale.
Sotto il benevolente sguardo di Roberto Licata è possibile conoscere i luoghi fisici in cui si esercitano l’occhio di Ansaldi e il talento affabulatorio di Orselli: il centro storico genovese e la Parigi pennacchiana, Manhattan e Brooklin e molti altri mondi (Milano, Barcellona, Firenze, Lugano). In aggiunta agli originari «multipli su Fabriano», ciascuno tirato in 39 copie, oggi vengono declinati anche nelle versioni «cahiersflaneurs», cioè quaderni a quadretti dai bordi rossi aperti su una pagina in cui appaiono, affiancati e debitamente autenticati dai due artisti, fotografia e testo, o «verresflaneurs», dove la foto è inscatolata in una profonda cornice e sul vetro è impresso, a caratteri tipografici e in colori brillanti, il testo, entrambi riprodotti ciascuno in 13 esemplari numerati.

IL PONENTINO – Febbraio 2000

Al Centro Universitario del Ponente

mostra di immagini e... parole

Ancora un successo nell’azione del Centro Universitario del Ponente per il rilancio di Pegli: essere riusciti a portare la mostra “Le parole di Giampiero Orselli per le immagini di Gianni Ansaldi” nei locali del Centro Culturale Pegliese a fine gennaio, col patrocinio della Provincia di Genova.

Una mostra veramente speciale: uno scrittore e un fotografo, entrambi valenti nel loro campo, si incontrano e abbinando immagini e parole, danno origine a un percorso di incontri, realizzato fissando la quotidianità vissuta nella periferie metropolitane di Parigi e New York. Il visitatore, già osservando le prime opere, è catturato dalla magia di questo viaggio nelle situazioni esistenziali d’esseri e cose, fissate per sempre con l’inquadratura della camera e descritte in maniera che va oltre il senso stesso dell’immagine, svelando sensazioni impensate, a volte già vissute, ma mai così focalizzate. E il visitatore, preso dalla lettura dell’immagine e dalla visione delle parole, completa il percorso con la percezione d’essere stato partecipe di una vicenda, o storia, o avventura fatta di sensazione e immedesimazione.

Si, una mostra oltre gli schemi, veramente insolita e piacevole! Bravi gli autori, bravi i soci del C.U.P. per avercela proposta!

la Repubblica-Il Lavoro 31/01/2000

 

Foto più parole per la vita quotidiana

di Elisa Picchio

 

E' stata inaugurata venerdì scorso e proseguirà fino al 5 febbraio la mostra fotografica di Gianni Ansaldi, al Centro Culturale Pegliese in via Lungomare 24. Le splendide foto in bianco e nero di Ansaldi sono accompagnate dalle didascalie di Giampiero Orselli, così dall'incontro del fotografo con lo scrittore è nata una delle mostre più insolite della Provincia di Genova in collaborazione con il Centro Universitario del Ponente.

Le foto raffigurano spaccati di vita che quotidianamente incontriamo, scene urbane che possono essere di Genova come di Parigi, metropolitane e treni, scale e strade, ma al centro di tutto l'uomo.

Le didascalie sono al limite tra la battuta e la riflessione, spesso sono quello che, secondo lo scrittore, passa per la testa delle persone immortalate dalla macchine fotografica, sono commenti romanzati di un'immagine, sono poesia. Questa unione di immagini e parole nasce dall'esigenza di andare contro una comune abitudine, quella di camminare senza vedere né sentire. Qui il guardare e il leggere sono un tutt'uno, non si sa cosa fare prima. La didascalia che da il nome alla mostra è scritta sotto la foto di due donne sudamericane, sedute su una scala a guardare in strada.

 

IL SECOLO XIX - 28 gennaio 2000

Quando le immagini di Ansaldi

 incontrano le parole di Orselli

Genova - Le immagini di Gianni Ansaldi imprigionano con l’occhio attento e a volte scanzonato del fotografo uno spaccato del mondo. Accostate alle parole di Giampiero Orselli riempiono quello spaccato, lo animano, lo rendono unico. Nasce così la mostra “Un immenso pescecane andato a male”, dal sottotitolo “Le parole di Giampiero Orselli per le fotografie di Gianni Ansaldi”, invitante percorso a ostacoli tra i “clic” rubati dall’obbiettivo del fotografo in tutto il mondo e la parole rubate al mondo e a quelle immagini dallo scrittore. Un itinerario che non poteva non toccare Genova. E la foto in alto, scattata in via Gramsci, recita così nella rilettura di Orselli: “Il riflesso del sole su quella schiena nuda mia abbagliò per una frazione di secondo. Il tempo di andare a finire contro il camion della spazzatura” (dal verbale delle assicurazioni). La mostra, promossa dal Centro Universitario del Ponente, verrà inaugurata oggi alle 17.30 al Centro Culturale Pegliese, (lungomare di Pegli 24) e resterà aperta domani e domenica. L’esposizione osserverà il seguente orario: dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 20.

 

LA STAMPA - giovedì 13 maggio 1999

Genova immenso pescecane

Orselli e Ansaldi: parole e foto

per raccontare una città diversa

Genova - I destini e le diverse culture di una città e della provincia dentro un viaggio che fa, disfa, sovrappone e unisce immagini e tante storie diverse. La città di cui si parla è proprio Genova, il viaggio è quello compiuto da Gianni Ansaldi, professionista genovese, fotografo (bravissimo) quasi per caso con tante esperienze artistiche alle spalle (ha lavorato, fra l’altro con lo Stabile di Genova e interpretato diversi film dei Vanzina, nella fortunata serie “Sapore di mare” e da Giampiero Orselli, scrittore di thriller, fumetti, commedie, canzoni e quant’altro. Ansaldi e Orselli, alla fine del loro viaggio, hanno raccolto le loro cose migliori e hanno dato vita alla curiosa mostra fotografica “Un immenso pescecane andato a male” che sarà ospitata fino a sabato 22 maggio, nel loggiato di Palazzo Doria Spinola, in Largo Eros Lanfranco, sede della Prefettura e del Consiglio provinciale.Una mostra giocata fra realtà e fantasia, con fotogrammi e testi intriganti che hanno convinto l’assessore alla Cultura della Provincia, Gabriella Ayraldi a sceglierla per inaugurare il progetto “Descrivere il mondo”, dedicato a un genovesato che nei secoli si è sempre caratterizzato come una regione di transito di importanti fenomeni migratori.

Ogni istantanea, rigorosamente in bianco e nero, dai gatti di Brooklin che guardano quelli di Genova, dall’Empire State Building alla Belleville di Pennac, invita i visitatori a vivere un sogno a occhi bene aperti, davanti alle splendide fotografie esposte e a quelle che abbiamo in testa. La mostra “Un immenso pescecane andato a male” è aperta sino al 22 maggio, dal lunedì al venerdì tra le 9 e le 18.30, al sabato dalle 9 alle 13. L’ingresso alla mostra è libero.

 

APPUNTAMENTO A GENOVA - Maggio 1999

Un immenso pescecane andato a male

Dal 10 al 22 Maggio a Genova a Palazzo Doria Spinola, loggiato inferiore

di Marzio Angiolani

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Due amici, forse vecchi amici, viaggiano, assieme. Uno macina chilometri saltando sugli aerei, vede palazzi e città, mondi e culture, ma soprattutto persone. Strade e persone. Viaggia sempre con una macchina fotografica davanti all’occhio. E torna a casa con le valigie cariche di fogli silenziosi in bianco e nero. Così, senza colori e senza parole.

L’altro amico, sicuramente vecchio amico, viaggia stando seduto alla scrivania della sua casa nei vicoli. Una di quelle case di Genova che nascono senza una strada sotto, chiuse al mondo, senza neppure il citofono. Lui sta seduto a fissare quelle foto mute in bianco e nero e lì inizia a viaggiare e pensa ad ogni immagine come a un fotogramma di un film che non verrà mai raccontato né girato.

Nasce così la mostra Un immenso    pescecane andato a male , dal sottotitolo Le parole di Giampiero Orselli per le fotografie di Gianni Ansaldi,    interessante percorso ad ostacoli  tra le immagini rubate dall’occhio del fotografo in tutto il mondo e le parole rubate al mondo e a quelle immagini dallo scrittore. E allora è divertente inseguire i due amici e scoprire che Gianni Ansaldi, dal nome forse non a tutti noto, ha un breve passato da attore cinematografico, in anni non lontani, di commedie balneari in cui lui, genovese e fragile in mezzo a romani corpi statuari, interpretava l’invidiatissimo fidanzato di Isabella Ferrari e spasimante di Virna Lisi in Sapore di mare.

Giampiero Orselli, invece, è l’autore di uno dei testi più venduti delle ultime stagioni anche se, destino comune ai due vecchi amici, nessuno probabilmente ne ha mai sentito parlare. Orselli, infatti, scrive i testi per Sottobanco, una delle agende-libro più vendute in Italia. Ma a onor del vero è anche autore di un libro vero e proprio, dal titolo Helter Skelter , edito da ItalPapers e disponibile nelle maggiori librerie. 

Due personaggi strambi, quindi, viaggiatori surreali ma attentissimi che fissano il mondo con parole o immagini, con colore o con luce, viaggiando o non viaggiando.

P.S. (ad uso del lettore)

Due donne sedute su vecchi gradini. Alle spalle un muro cadente ed una ringhiera arrugginita. Hanno entrambe tratti meridionali e vestiti leggeri, forse sono sudamericane. Probabilmente sono madre e figlia e probabilmente quelle sono favelas. Ma questo la foto di Ansaldi non lo dice, fa vedere solo le due donne, sguardo severo verso la telecamera. A fianco la didascalia di Orselli:

"...stavano lì sedute a guardare

il mondo fuori che somigliava sempre più

a un immenso pescecane andato a male."

 

IL SECOLO XIX - 9 maggio 1999

“Un immenso pescecane” a Palazzo Spinola

Genova - “Un immenso pescecane andato a male” è il titolo della mostra di fotografie in bianco e nero che si inaugura domani alle 17.30 nell’atrio di Palazzo Doria Spinola, in largo Lanfranco, che rientra nel progetto “Descrivere il mondo”, ideato dall’assessorato alla cultura della Provincia, è una combinazione di realtà e fantasia.

La realtà nasce da una serie di fotografie in bianco e nero che Gianni Ansaldi ha scattato a Genova e nel mondo (l’immenso pescecane andato a male), mentre la fantasia deriva dalle narrative che esse suscitano e che hanno dato vita alle didascalie di Giampiero Orselli. Durante l’inaugurazione, alla quale interverrà l’assessore alla cultura Gabriella Airaldi, è prevista l’esibizione di Riccardo Zegna al pianoforte e del cantautore Max Manfredi. La mostra resterà aperta sino al 22 maggio, dal lunedì al venerdì tra le 9 e le 18.30, al sabato dalle 9 alle 13. Gianni Ansaldi, genovese, attore e comico, ha sempre coltivato la passione della fotografia e con le sue immagini ha allestito diverse mostre itineranti. Giampiero Orselli, genovese anch’egli, laureato in lettere e giornalismo, ha lavorato per Rai e Mediaset, è autore di commedie, canzoni, romanzi e sceneggiature cinematografiche.