Una
corsa mozzafiato su un ottovolante lanciato attraverso la cultura
di un intero secolo. Questa, più o meno, è la sensazione che dà
una visita (virtuale o reale) attraverso le opere di Gianni
Ansaldi riunite sotto (e sopra) il termine di Posativismo
Dialettico.
Una
serie di immagini, realizzate con stampa digitale su una base di
pittura acrilica, a corredo delle invenzioni poetiche dello stesso
autore. Le parole attecchiscono alle immagini come incontrollabili
graffiti metropolitani, e danno vita a una carrellata vertiginosa
di evocazioni culturali a perdita d’occhio. Dante, Bretòn,
Nietzsche, Pirandello, Warhol, Bukowsky, Ferlinghetti, Montale e
chissà chi altro, si incontrano in un labirinto di specchi che ne
riflette le immagini in un gioco sempre nuovo e sorprendente di
rimandi linguistici e poetici.
Il
risultato è un caleidoscopio verbale-visivo che lascia stordito
chiunque sia in grado di riconoscere le fonti cui le immagini e le
parole alludono, ma ancor più chi non ha nè vuole avere
riferimenti culturali e cerca nuovi territori da esplorare.
(Giampiero
Orselli, scrittore)